Il dizionario della perfidia Vol. I

Ogni tanto capita di veder circolare sui social una citazione del Devil’s Dictionary di Ambrose Bierce, un umorista statunitense di fine Ottocento. È vero che molte delle “voci” (uso il termine in senso molto lato, perché molte sono composte da una sola frase) oggi hanno perso gran parte della loro mordacia, soprattutto perché si riferiscono ad avvenimenti del Settecento e della prima metà dell’Ottocento, ma altre, come quella di Friendless, FidelityFreemason fanno ancora sorridere. Ho quindi deciso di avviare un mio personalissimo progetto che chiamerò Il dizionario della perfidia, perché è giusto che l’eredità di Bierce viva ancora. E anche perché l’ipocrisia che circonda alcune parole ha un attimino rotto il cazzo. Mi sembra chiaro, quindi, che bisogna rendere l’italiano una lingua più umana. Una lingua più vera. L’equivalente linguistico del Pipppero, in pratica. Non so dire se esisterà un volume II del Dizionario della perfidia. Probabilmente mi scoccerò fra un paio di giorni, ma per il momento beccatevi queste tre voci.

Il dizionario della perfidia

Lingua italiana

Lingua parlata dalla rispettiva comunità linguistica, residente grossomodo nel territorio della Repubblica Italiana, oltre che, in quantità limitate, nel Regno Unito, in Germania, in Svizzera, in Canada e negli Stati Uniti. Esempi d’uso: un film in lingua italiana, una palla; un difensore della lingua italiana, un analfabeta; detto da un americano: “I’m Italian”, risposta: “No, you aren’t”.

Declinazione

In linguistica, la flessione di nomi, pronomi, aggettivi e articoli al fine di indicare numero, genere e, in alcune lingue, caso grammaticale.

In medicina, tic nervoso con occorrenza esclusiva presso i filologi classici. L’eziologia non è ancora chiara, almeno stando a Schnauze (2008) e Arsch (2011). Pare tuttavia esservi una flebile correlazione tra l’imparare a memoria e la d. A livello sintomatologico, tale devianza si manifesta nell’elencazione incontrollata e incontrollabile di tutte le forme di una determinata parola latina o greca. Stranamente, i germanisti, i finnicisti e gli studiosi di lingue agglutinanti in genere sono immuni a tale tic.

Nonchalance

L’arte di fare puttanate gigantesche sbattendosene il cazzo.

Dal francese nonchalance, formato da non, avverbio di negazione, e chalance “fottersene altamente”.

Petaloso e il popolo del webbe

Ovvero, come un bambino di nove anni che conia la parola petaloso può averne capito più di te

Tutti linguisti, tutti professoroni, tutti profondi conoscitori della lingua italiana. E tutti si sentono in dovere di dire la propria. Per dirla con Caparezza, “il silenzio è d’oro e tu lo svendi ai peggiori offerenti”. O, se vogliamo essere un attimino più forbiti, possiamo citare Eco e dire “Questo è il bello dell’anarchia di internet. Chiunque ha diritto di manifestare la propria irrilevanza”.

Parliamoci chiaro: le lingue sono per loro natura volatili e mutevoli. Anche quelle più conservative subiscono cambiamenti nel corso del tempo, vuoi perché le esigenze linguistiche di quella comunità sono cambiate, vuoi perché la comunità stessa cambia e riconosce come più adatte o soddisfacenti determinate costruzioni e suoni. Se così non fosse, in Europa (eccezion fatta per l’Ungheria, la Finlandia, i Paesi baschi e la Turchia) si parlerebbe ancora l’indoeuropeo e i glottologi non dovrebbero sbattersi per cercare di ricostruire forme linguistiche e storia dell’evoluzione dei primi stadi di questa protolingua. Sarebbe un mondo decisamente più noioso, lasciatemelo dire. E forse il sottoscritto sarebbe disoccupato, ma questa è un’altra storia.

Tornando a noi, trovo veramente insopportabili tutti questi Difensori della Purezza della Lingua degli Angeli™ che si ergono a paladini di una lingua incorrotta. Solitamente non hanno idea di cosa sia la linguistica, il descrittivismo o le regole di formazione delle parole o, se le hanno, decidono di ignorarli a piè pari per propugnare la loro idea bislacca e fuori dal mondo di cosa sia giusto o sbagliato. Generalmente ciò è dovuto ad alcuni miti che sarebbe il caso di sfatare.

AVVERTENZA PER IL LETTORE: Se anche tu sei uno di quei microcefali che hanno perculato la parola petaloso, ti consiglio di reggerti forte alla sedia. Se sopravvivrai al sovraccarico cognitivo e arriverai in fondo all’articolo potrai aver imparato qualcosa e la capacità della tua scatola cranica sarà passata da quella dell’australopiteco a quella dell’Homo Erectus. Il sottoscritto declina ogni responsabilità da possibili crisi isteriche del lettore.

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